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Ahu Nau Nau, Anakena, Isola di Pasqua, Cile. Autore e Copyright Marco Ramerini
Ahu Nau Nau, Anakena, Isola di Pasqua, Cile. Autore e Copyright Marco Ramerini

Storia dell’Isola di Pasqua: tante domande, poche certezze

Ogni luogo dell’Isola di Pasqua presenta qualcosa da scoprire se guardato con occhi attenti. Perché qui la storia parla di un antica civiltà di cui conosciamo molto poco. Quest’isola dà la sensazione di un luogo dagli spazi infiniti, ma l’isola è piccolissima. L’isola di Pasqua è piccola, arida e desolata, ma ha dei paesaggi e dei cieli infiniti, il mare che la circonda non ha fine. Esplorando l’isola però ne resti affascinato: osservi un mucchio di pietre vulcaniche e piano piano ti rendi conto che è un moai abbattuto, ce ne sono a centinaia lungo le coste dell’isola. Nell’isola ci sono cavalli selvaggi, onde spettacolari, insenature idilliache, una quindicina di coni vulcanici di tutte le forme e dimensioni, e all’interno di alcuni vulcani si trovano dei laghi di acqua dolce.

Dopo decenni di studi la storia dell’Isola di Pasqua è ancora oggi molto controversa. Probabilmente l’isola fu colonizzata tra il 600 e l’800 d.C.. La tradizione orale del popolo Rapa Nui parla che i primi abitanti dell’isola arrivarono dalle isole della Polinesia, con ogni probabilità dalle Isole Gambier o dalle Isole Marchesi. Il capo della spedizione era Hotu Matu’a che secondo i racconti sbarcò nella spiaggia di Anakena.  Tale tradizione orale è oggi stata confermata dalle ricerche scientifiche. I discendenti attuali dei primi abitanti infatti sono polinesiani come è la lingua che parlano. Anche le ricerche genetiche hanno confermato l’origine polinesiana degli abitanti dell’isola.

Dalle ultime ricerche scientifiche sembra quindi essere risolta la diatriba riguardante quali furono le popolazioni che colonizzarono l’isola. Teorie passate avevano prospettato anche l’arrivo di popolazioni dal Sudamerica per spiegare la maestosità dei monumenti di pietra dell’isola, ma ciò non è confermato dagli studi degli ultimi anni. Ma nella storia dell’Isola di Pasqua le domande senza risposta certa sono ancora molte: Perché furono costruiti i moai ? Come mai ne furono costruiti così tanti ? Come venivano trasportati i moai ? Perchè la maggior parte dei moai sono rimasti lungo le pendici del vulcano Rano Raraku ? Perchè ad un certo punto della storia i moai sono stati tutti abbattuti ? Molte sono le teorie che cercano di dare una risposta a queste domande.

Ahu Tahai, Isola di Pasqua, Cile. Autore e Copyright Marco Ramerini

Ahu Tahai, Isola di Pasqua, Cile. Autore e Copyright Marco Ramerini

Secondo la teoria più accreditata i moai furono costruiti per onorare gli antenati ed essi venivano posizionati su delle piattaforme (Ahu) davanti al villaggio e erano da protezione per il villaggio e i suoi abitanti. Non è chiaro perchè ne furono costruiti così tanti. Neanche come venissero trasportati per distanze anche di alcune decine di chilometri non è affatto chiaro. Il fatto che molti moai si trovano tutt’ora alle pendici del vulcano dove venivano scolpiti si può spiegare dalla difficoltà di trasportare tante statue così grandi in un isola dove le dense foreste originali erano state distrutte probabilmente per il trasporto dei moai e per scopi agricoli. Questo però non spiega perché ne furono scolpite così tante.

Anche sull’abbattimento dei moai le teorie sono molteplici. La più accreditata è quella che parla di lotte interne tra i vari villaggi e dell’abbattimento dei moai a seguito di queste guerre con la nascita di una nuova religione, quella dell’uomo uccello. Ma tra le tante teorie questa è quella che mi ha affascinato di più: Potrebbero essere state le malattie portate dai primi contatti con gli europei ad avere decimato la popolazione e i sopravvissuti, vergognandosi della misera esistenza a cui si erano ridotti, per non farsi vedere dai loro antenati (i moai) ridotti in questo stato avessero preferito chiudere gli occhi ai loro antenati abbattendo le statue. Le statue infatti non danno l’impressione di essere state abbattute con violenza, dopo una guerra o una rivolta, ma sembra che siano state semplicemente appoggiate gentilmente con gli occhi rivolti verso il basso. Infatti se fossero state abbattute con violenza sarebbero ridotte in mille pezzi. Ma la maggior parte sono rotte genaralmente solo in corrispondenza del collo (il punto più debole) a causa del peso e hanno integro il resto della struttura.

Cosa certa è che nel 1722 all’arrivo dei primi europei, le navi olandesi di Jacob Roggeveen, i moai erano ancora tutti in piedi. Anche nel secondo contatto con gli europei avvenuto nel 1770 per opera degli spagnoli guidati da Don Felipe Gonzalez de Ahedo le descrizioni parlano dei moai ancora in piedi. Mentre solo quattro anni dopo, nel 1774, la terza spedizione europea a raggiungere l’Isola di Pasqua, quella di James Cook descrive alcune statue abbattute. Negli anni successivi i moai saranno tutti abbattuti. La combinazioni di guerre interne, di malattie portate dai primi esploratori e i raid avvenuti nell’ottocento da parte dei cacciatori di schiavi portarono la popolazione originaria dell’Isola di Pasqua vicino all’estinzione. Nel 1877 restavano sull’isola solo 111 degli originali abitanti, con la scomparsa di gran parte della popolazione anche la storia e la cultura dell’isola in gran parte andò perduta.

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